Elezioni europee 2019, morte 2.0 e immortalità virtuale

Elezioni europee 2019, morte 2.0 e immortalità virtuale

inWEEKLYmess #2 | 13-17 maggio 2019

Ecco gli articoli più interessanti che ho letto questa settimana:

Guida alle elezioni europee: come si vota, le candidature, i programmi, le alleanze di Andrea Zitelli, valigiablu

Le elezioni europee si avvicinano, i dibattiti televisivi si fanno più accesi, ma abbiamo effettivamente capito chi e per cosa andiamo a votare?
Troppo spesso il focus dei mezzi di informazione è sulle divergenze tra i partiti e sui privilegi più o meno individuali all’interno del sistema politico, lasciando a margine un tema fondamentale per il nostro futuro come le elezioni europee.

“Today I’m being born, choose the Europe you want me to grow up in.”

Questo recita lo spot del Parlamento Europeo, che con la campagna Stavolta voto vuole informare e coinvolgere i cittadini sulle elezioni europee 2019 e diminuire l’astensionismo.

Emozionanti spot a parte, per chiarirvi le idee su come, chi e per cosa si vota alle
elezioni europee 2019 e quali sono i gruppi politici, i candidati, le alleanze e i programmi, vi consiglio di leggere l’articolo di valigiablu, che ritengo molto chiaro e completo.

E ricordate che andare a votare significa esercitare un potere: quello di costruire il nostro futuro.

Morte 2.0: Potremo raggiungere un’immortalità virtuale? di Alberto Laratro, impactscool

C’è vita (virtuale) dopo la morte?

“Uno studio dell’Oxford Internet Institute ha stimato che entro 50 anni, sul social network blu, i morti saranno più dei vivi: il più grande cimitero del mondo.”

Questo scrive Alberto Laratro sul magazine di Impactscool, piattaforma che si occupa di formazione e divulgazione sui temi legati alle nuove tecnologie e al futuro.

Dove finiscono i nostri profili social e i nostri dati quando moriamo? Capisco che sia un discorso macabro, ma in realtà si tratta di una questione complessa che riguarda la sfera della privacy e dell’uso dei nostri dati, oltre che quella emotiva.

Gli utenti possono decidere cosa fare dei propri profili social prima di raggiungere l’aldilà, per esempio nominando degli eredi digitali a cui delegarne una limitata gestione, ma l’eliminazione dei dati è solamente parziale.
Inoltre, come mette in evidenza l’autore dell’articolo, non parliamo solo dei dati sui profili social: noi, di dati, ne generiamo tantissimi e costantemente ed è giusto chiedersi dove vanno a finire – e in mano a chi vanno -.

Resteranno di proprietà dei colossi della tecnologia? Saranno cancellati e persi per sempre o rimarranno a disposizione della storia? Forse verranno usati per ricostruire una traccia virtuale della personalità delle persone a noi care per riaverle accanto anche dopo la morte, come accade nell’episodio Torna da me della serie tv Black Mirror.

La questione è complessa da numerosi punti di vista, sarebbe quindi utile iniziare un confronto legislativo e storico, ma soprattutto etico, per capire se e come sia possibile – e auspicabile – usare i dati delle persone post mortem rendendole in un certo senso immortali.

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