“IndieWeb”: sul potere di chi possiede i server

“IndieWeb”: sul potere di chi possiede i server

inWEEKLYmess #3 | 20-24 maggio 2019

Can “Indie” Social Media Save Us? di Cal Newport, The New Yorker

Questa settimana ho deciso di parlare di un solo articolo: Can “Indie” Social Media Save Us?, perché affronta un tema molto importante su cui spero si possa creare un dibattito: la nostra relazione conflittuale con i social media.

In particolare, l’autore fa riferimento al movimento IndieWeb, al potere che deriva dal possesso dei server e al meccanismo che ha decretato il successo delle piattaforme social tradizionali: la dipendenza.

La relazione conflittuale con i social media

Nel 2016 Cal Newport, professore di informatica all’Università di Georgetown a Washington DC, ha tenuto una conferenza TEDx anti social media nel nordest della Virginia. Per ironia della sorte, il video del suo discorso, pubblicato su YouTube dagli organizzatori dell’evento, in pochi mesi è diventato virale e ad oggi conta più di 5 milioni di visualizzazioni.

Altro fatto curioso: una collega di Cal Newport gli ha rivelato che usa Instagram perché le mancano i suoi figli quando viaggia, e guardare le loro foto la fa sentire meglio. Al contempo, però, si è imposta una regola che le richiede, prima di guardare Instagram, di leggere per 30 minuti. In questo modo, in un anno ha letto 52 libri.

Secondo Newport si tratta di casi che riguardano la nostra relazione conflittuale con i social media: da un lato siamo diffidenti nei confronti dell’economia dell’attenzione, che sfrutta le nostre vulnerabilità psicologiche per manipolarci, dall’altro non possiamo rinunciare ai benefici che offrono – o sembrano offrire -.

Non riusciamo a fare a meno dei social media, ma ci ingegniamo per trovare degli equi compromessi.

Piattaforme alternative e più umane

Si sta diffondendo un desiderio comune di redenzione che anche i proprietari delle piattaforme social e i governi hanno percepito; per questo stanno prendendo provvedimenti sulla privacy, sulla gestione dei contenuti, sulla violenza online. È quindi in atto una riforma complessa dei social media, ma è questa la direzione giusta da intraprendere? Non per tutti.

Ci sono alcune persone che preferiscono intraprendere vie parallele, come il collettivo di sviluppatori e tecno-utopisti che ha ideato l’IndieWeb.
L’IndieWeb è un’alternativa al web “aziendale”; è un movimento che sta progettando piattaforme social che, come affermano i suoi membri, manterranno ciò che sui social media c’è di buono, seguendo dei principi che mettono la persona al centro. Come scrivono su sito di IndieWeb:

The IndieWeb is a people-focused alternative to the “corporate web”

IndieWeb: quando i server sono in mano agli utenti

Secondo i sostenitori di IndieWeb, l’attuale crisi dei social media ruota attorno a una singola domanda: Chi è il proprietario dei server?

Infatti, buona parte della nostra attività online si svolge su server di proprietà di un piccolo numero di enormi aziende. Far funzionare i server costa molto. Se stai usando i server di una società senza pagare per questo privilegio, allora quella società sta sicuramente trovando altri modi per “estrarre valore” da te; per esempio attraverso i tuoi dati. Ed è questa estrazione di valore su larga scala che, secondo loro, ha dato inizio alla crisi.
Ad esserne vittima non è solo la nostra privacy, ma anche la libertà di espressione; il conformismo online, infatti, rende più facile elaborare e monetizzare i dati, quindi ai proprietari delle maggiori piattaforme social fa comodo trascinarci nel sistema chiuso del ‘wallen garden‘, nella camera dell’eco dove troviamo solo conferme alle nostre idee e mai opinioni alternative.
Per superare questo problema, il movimento IndieWeb propone una soluzione: possedere i propri server.

Cal Newport evidenzia che in tal caso, però, bisognerebbe affrontare un complesso problema tecnico: il decentramento, e si chiede se il movimento IndieWeb – o simili – riesca a superarlo e possa effettivamente riscattare la promessa originaria dei social media.

L’attenzione spostata su comunità più piccole aiuterebbe a limitare il narcisismo ansioso dei social media tradizionali e il decentramento potrebbe contribuire a risolvere il problema della moderazione dei contenuti, che Facebook in primis sta trovando difficoltà a fronteggiare.

Il problema di IndieWeb: non crea dipendenza

Secondo Newman, però, c’è un fattore che probabilmente non farà decollare IndieWeb: la dipendenza.
Infatti, servizi come Facebook, Instagram e Twitter hanno progettato attentamente i meccanismi che provocano dipendenza, spingendo gli utenti a usarli nonostante siano consapevoli che potrebbero spendere il loro tempo in modo migliore.
Un altro motivo per cui l’IndieWeb potrebbe non avere successo è il fatto che forse gli utenti non stanno cercando – e non hanno bisogno – di alternative ai social media, ma vorrebbero semplicemente ridurne l’uso.

Rimuovi gli elementi manipolativi dei social media conclude Cal Newport e potremmo scoprire che sono meno gratificanti di quando non sembri.

L’insolubile paradosso della dipendenza

Il nostro rapporto con i social media segue quindi un insolubile paradosso: siamo diffidenti e condanniamo l’uso che fanno dei nostri dati e il loro potere, ma al contempo li usiamo proprio per i benefici che offrono e che derivano da tale potere. Siamo consapevoli di esserne dipendenti, eppure, se non si fosse creato questo meccanismo della dipendenza, dei social media ce ne importerebbe ben poco.

Il problema può essere affrontato anche all’inverso ed è su questo che puntano, ovviamente, i proprietari delle piattaforme social: pensiamo di trarre dei benefici dai social media proprio perché ne siamo dipendenti. Tutto sommato, però, ne siamo comunque consapevoli.

Ma quale può essere la soluzione? Ridurne l’uso grazie all’impegno dei governi, delle piattaforme social stesse e degli utenti, o spostarsi su social media alternativi, in mano agli utenti, ma che necessariamente creano meno dipendenza?

Voi come rispondereste a questa domanda?

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