‘Nel paese della persuasione’ di George Saunders

‘Nel paese della persuasione’ di George Saunders

Una raccolta di racconti sull’estremizzazione delle devianze della realtà

E l’Aurabon® migliorava tutto, come fa sempre l’Aurabon®, anche se ben presto ho scoperto che quando lo prendi tipo otto o nove volte al giorno sei sempre strafelice, ma è un essere felici tipo masticare carta stagnola, e quando vivi per essere felice in quel modo, la felicità non ti basta mai […]

Dal racconto ‘Jon

Questo ragazzo non ha mai visto il Fuori. È cresciuto rinchiuso in un centro per le analisi di mercato, dove molti altri ragazzi e ragazze vengono accolti in cambio di denaro alle loro famiglie del Fuori, allevati e istruiti a provare, indossare, testare prodotti e compilare schede di valutazione. Ragazzi che hanno trascorso la loro vita guardando spot trasmessi da un microchip impiantato nel collo e che non saprebbero esprimere i loro sentimenti se non sottoforma di pubblicità.

Ma mi sa che è vero quello che dicono nell’IP 11006 delle Assicurazioni Allstate, che la vita non ci lancia solo palle curve o slider, ma a volte anche di peggio […]

Dal racconto ‘Jon

È in questo racconto, Jon, che racchiuderei il significato di Nel paese della persuasione di George Saunders: l’estremizzazione delle devianze della realtà. Un po’ come accade in Black Mirror. Anche in questa raccolta di racconti, come nella serie tv, si mostrano le estreme conseguenze – che tendono al surreale o al nonsense nel primo caso, a un inquietante presente alternativo nel secondo – di una società indifferente e in balìa del consumismo.

“Che spasso,” dice Doris.“Eddai, Doris,” dice Brad. “Sono persone vere, persone che pensano, sognano, coltivano speranze.”
“Be’, nessuno si è fatto male,” dice Capo Wayne.
“A parte quei ragazzi che senza volerlo hanno mangiato le proprie madri,” dice Brad.
“Be’, hanno firmato le liberatorie,” dice Capo Wayne.
“Liberatorie o no, eddai, Wayne,” dice Brad. “Quelli del programma hanno ucciso delle persone. Hanno indotto con l’inganno delle persone a mangiare le proprie madri.”
“Non so se m’interessano tanto i risvolti morali di questa storia,” dice Capo Wayne. “Sto solo dicendo che mi sono divertito”.

Dal racconto ‘Brad Carrigan, americano

Pubblicità e nuove tecnologie: derive pericolose e infide inconsapevolezze

Da amante della pubblicità come arte e delle nuove tecnologie, non posso però negare che l’uso sconsiderato che a volte se ne fa può portare a derive non propriamente rosee. Non si tratta, tra l’altro, di scenari apocalittici e irrealizzabili, ma di rischi che pendono già adesso sopra le nostre teste, con sembianze più o meno innocenti.

Un esempio fra tutti sono le pubblicità personalizzate, plasmate sui nostri interessi, in base delle nostre ricerche online. Avete mai cercato un paio di scarpe su Google, per poi ritrovarvele come pubblicità su Facebook? (dico Facebook per dire la maggior parte delle piattaforme online). Di per sé non c’è nulla di male, ma ecco che arriva il discriminante: la consapevolezza.

Personalmente sono consapevole del meccanismo che c’è dietro a queste sponsorizzazioni e lo uso a mio favore: faccio numerose ricerche su un determinato tema proprio per far sì che Facebook mi mostri delle pubblicità su qualcosa di simile (per esempio corsi online, premi letterari o blog di informazione).

Ma chi non ne è consapevole?
Chi non ne è consapevole rimane nella sua “bolla” di cose già viste e riviste, in cui sguazza comodo e ignaro. Vale per gli acquisti così come per le opinioni, gli hobby, le notizie.

Ma sto divagando, quindi torniamo al buon George.

George Saunders: tra moralismi e coscienze

Ciò che vuole fare George Saunders secondo me è proprio questo: risvegliare le coscienze. E lo fa con uno stile diretto e secco, quasi fosse irritato dall’incuranza umana nei confronti dei suoi stessi problemi e non avesse più la pazienza di farglieli capire.

Nel racconto che ho citato, Joe, George Saunders usa le maiuscole per nomi comuni come Valutazione, Coordinatori, Clausola di Divieto di Visita, Sessione Primo Assaggio, come se parlasse in “burocratese” (ben riconoscibile nei contratti).
In un altro racconto i personaggi di alcuni spot si rendono conto del loop in cui si trovano, costruito da un dio (buono o cattivo?) che gli fa ripetere continuamente la stessa scena (l’orso stanco di prendersi ogni volta un’ascia in testa mi ha ricordato Dolores Abernathy nella serie tv Westworld).
Insomma, un mondo – o più mondi – in cui la pubblicità, il business e il consumismo fanno da padroni.

Ho letto molte critiche negative su questa raccolta di racconti, prima fra tutte l’accusa di moralismo esplicito. In alcuni racconti, in effetti, sembra che l’autore voglia a tutti i costi spiegare – a un lettore che evidentemente non crede possa arrivarci da solo – la sua morale.

A questo punto non posso evitare un piccolo, piccolissimo spoiler:

[…] un tempo ero un lattoniere, un lattoniere talmente messo male che una volta era stato a guardare un brav’uomo che veniva derubato del suo Natale.

Dal racconto ‘Natale

Ecco, con un finale così, oltre che nel moralismo potrebbe quasi scadere nel patetismo; ma questa rubrica parla di libri che possono aiutarci a capire il mondo in cui viviamo e sono convinta che Nel paese della persuasione ne sia un buon esempio, nonostante tutti i moralismi e patetismi del caso.

PS Se vi interessa, qui potete leggere alcuni estratti di Nel paese della persuazione di George Saunders.

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